
Questo è un fine settimana impegnativo: ieri era giovedì grasso, sabato è San Valentino e, giusto per non farci mancare nulla, oggi è venerdì 13.
E no, non è un’allerta meteo. È proprio di superstizioni che vogliamo parlarvi.
Perché, anche nel 2026, tra persone razionali, smartphone e intelligenza artificiale, c’è ancora chi evita viaggi, firme importanti e perfino cene… per colpa di un numero.
Partiamo da casa nostra.
In Italia il vero “cattivo” è il 17
Nel nostro Paese il numero più temuto non è il 13, ma il 17. La sua paura ha persino un nome ufficiale (impronunciabile, ma elegantissimo): eptacaidecafobia.
Una delle spiegazioni più note arriva dall’antica Roma: 17, scritto in numeri romani (XVII), può essere rimescolato fino a diventare vixi, cioè “ho vissuto”, sottinteso: “ormai sono morto”. Un messaggio motivazionale decisamente discutibile.
Secondo altre teorie, già i pitagorici non lo amavano perché si infilava in mezzo a numeri considerati “armoniosi”. Insomma: 17 non stava simpatico a nessuno, e la cosa è andata avanti per secoli.
Risultato? In Italia capita ancora oggi di salire su aerei, treni o autobus… senza la fila 17.
E quando poi il 17 cade di venerdì, per molti è la combo finale: perché il venerdì, nella tradizione cristiana, è il giorno della morte di Gesù.
Nel resto del mondo, invece, il problema è il 13
Nel mondo anglosassone e in gran parte dell’Europa il numero “maledetto” è il 13. Qui entra in gioco la triscaidecafobia.
Le spiegazioni sono diverse. Una è matematica: il 12 è un numero comodissimo, ordinato, divisibile in tanti modi. Il 13, che è un numero primo, arriva e rovina la festa. È il classico invitato che scompagina il tavolo.
Poi c’è la versione religiosa: all’Ultima Cena erano in 13. E da lì nasce l’idea che essere in tredici a tavola non porti esattamente fortuna.
Esiste anche una leggenda nordica in cui un tredicesimo ospite non invitato – il dio Loki – rovina una cena tra divinità causando una morte. Diciamo che il numero 13, nelle storie, non ha mai avuto un buon ufficio stampa.
Curiosamente, in Italia il 13 è ambiguo: a tavola porta sfortuna… ma “fare tredici” è sinonimo di colpo di fortuna, grazie al vecchio Totocalcio.
In Asia il numero da evitare è il 4
In Cina, Giappone, Corea e Taiwan il vero problema non è né il 17 né il 13, ma il 4.
Qui però non c’entrano religione o matematica: c’entra la lingua. La pronuncia del numero è molto simile alla parola “morte”.
Risultato: nei palazzi si saltano piani, stanze e numeri civici. In alcuni grattacieli, dopo il 39… si passa direttamente al 50. Altro che ascensore: serve un teletrasporto.
E arriviamo a lui: il famigerato venerdì 13
La paura specifica del venerdì 13 ha un nome ancora più temibile del giorno stesso:
paraskevidekatriafobia.
Sì, è più pericolosa la parola che la data.
La cosa curiosa è che la superstizione del venerdì 13 non è antichissima. Diventa davvero popolare solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
A darle una grossa spinta fu anche un romanzo americano del 1907, intitolato proprio Friday, the Thirteenth, in cui un broker sfrutta la paura collettiva per scatenare il panico a Wall Street. Una specie di thriller finanziario… con la superstizione come arma.
Poi, naturalmente, è arrivato il cinema a fare il resto. La saga horror di Venerdì 13 ha trasformato questa data in un’icona pop mondiale, grazie a Jason e alla sua maschera. Non proprio il miglior testimonial per un calendario.
Ma succede davvero qualcosa di peggio?
La risposta breve è: no.
Diversi studi statistici hanno provato a controllare se il venerdì 13 aumentino incidenti, ricoveri o disgrazie varie. Il verdetto è sempre lo stesso: è un giorno come gli altri.
L’unica cosa che aumenta, semmai, è l’attenzione. E quando siamo più tesi, ogni piccolo problema sembra una prova del destino.
E non ovunque è venerdì 13
C’è anche chi, di venerdì 13, non si preoccupa minimamente.
In Spagna, in Grecia e in gran parte dell’America Latina il giorno considerato sfortunato è il martedì 13.
Insomma: cambia il calendario, ma la paura resta.
Un’ultima curiosità per veri collezionisti di sfortuna
Un anno può avere al massimo tre venerdì 13. Quando succede, cadono sempre nei mesi di gennaio, febbraio e marzo.
Tre occasioni perfette, quindi, per non prenotare viaggi, non firmare contratti, non uscire di casa… e rimandare tutto a lunedì.
Alla fine, che si tratti del 17, del 13 o del 4, le superstizioni sui numeri cambiano da Paese a Paese, ma hanno tutte la stessa origine: tradizioni, racconti, simboli e qualche coincidenza di troppo.
E questo weekend, tra coriandoli, cuori e calendari sospetti, possiamo ricordarcelo:
i numeri non portano sfortuna.
Al massimo… portano spunti per raccontare storie.